06 luglio 2017

Punk’s Peak: dove osano i centauri

Da Biarritz a San Sebastian

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Wheels & Waves, il più grande festival dedicato al mondo della customizzazione motociclistica, non si svolge soltanto a Biarritz, con le sue spiagge perfette per il surf e i suoi quartieri romantici. A circa 40 minuti di strada, subito oltre il confine, in terra spagnola, San Sebastian (città spesso definita “posh”, elegante e modaiola) è il secondo centro nevralgico della passione per le due ruote, intorno al quale si svolgono le gare. Infatti, se a Biarritz ci si mette in mostra, a San Sebastian bisogna dimostrare di saperci davvero fare.

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Subito fuori la città basca c’è El Rollo, la flat-track race sulla quale il primo giorno del festival si è già svolta una competizione. E una Moto Guzzi è arrivata seconda. Noi invece arriviamo a San Sebastian il 16 giugno, per un appuntamento diverso e altrettanto emozionante: le corse brevi in salita (i cosiddetti “spari”), che si svolgono a Jaizkibel, poco lontano da San Sebastian ma… molto più in alto, in cima ad un monte ribattezzato per l’occasione Punk’s Peak. Perché proprio “Punk’s Peak”, vi starete chiedendo? Ne parleremo più avanti. Per ora ci godiamo il percorso.

Ovviamente lungo la strada non siamo soli: ci sono motociclisti ovunque, alcuni solitari, altri in gruppo, quelli che viaggiano con calma per ammirare il paesaggio e quelli che ci superano dando gas. Poco dopo il confine la strada comincia a salire in tornanti immersi nel verde: un vero paradiso del motociclista. Quando la vegetazione si apre, si può vedere San Sebastian là sotto, con una stretta lingua di oceano che si infila nella città. Oggi il cielo è coperto e scende anche una pioggia leggera, ma il panorama è comunque mozzafiato.

Ecco però che la strada è bloccata da cartelli e persone dell’organizzazione di Wheels & Waves. Non si può proseguire. Siamo arrivati? Non proprio. Bisogna scendere di sella e cominciare la vera salita.

 

Verso Punk’s Peak

Dall’ultimo parcheggio, solo le moto potevano proseguire, e anche quelle solo fino alle 11. Ormai sono quasi le 12 e quindi dovremo proseguire a piedi fino al Punk’s Peak. Meglio così però: lungo tutti i 3 chilometri che ci separano dalla partenza c’è una fila infinita di moto. Alcune sono notevoli, e tra queste spiccano diverse Moto Guzzi customizzate.

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C’è ad esempio un cattivissimo sidecar verde militare su base V7 d’epoca (anni ’70? addirittura fine ’60?), decorato con un dragone sul parafango anteriore e dotato di tutti gli accessori per i viaggi lunghi. E si vede che di strada questa moto ne ha fatta tanta, ma è in ottime condizioni, pronta per ripartire ancora. Chi la guida dev’essere qualcuno che sa dove mettere le mani, che sa prendersi cura della sua amata.

Poco più avanti qualcosa di molto diverso: una Guzzi Le Mans 3 dei primi anni ’80 con tante piccole personalizzazioni, a partire dalla sella, chiaramente realizzata su misura. Bellissima!

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Quando i proprietari di queste moto torneranno a prenderle dopo la gara, troveranno una piccola sorpresa: abbiamo lasciato il nostro biglietto da visita per invitarli a venirci a trovare allo stand ufficiale al Village di Biarritz e raccontarci la storia della loro moto e della loro passione guzzista.

Salendo, oltre alle Guzzi naturalmente ci sono centinaia di gioielli customizzati di ogni marca e di ogni epoca: una miniera di idee, creatività e passione ingegneristica.

 

Pronti, via!

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Dopo l’ultima curva, ecco la partenza, ecco Punk’s Peak. Ed ecco il momento per svelare il significato del nome: è un omaggio alla “Pike’s Peak”, la corsa in salita più famosa (e rispettata) d’America. Si tratta però di un omaggio irriverente, che riconosce la grandezza del modello americano ma rivendica con orgoglio un’identità ben precisa: qui corrono i ribelli, i “punk” delle due ruote, quelli che “chissenefrega delle convenzioni e di quello che pensano gli altri, noi corriamo a modo nostro”.

Anche in vetta il clima oggi è non è perfetto, ma forse la foschia che aleggia su questi monti rende la scena ancora più suggestiva. Poco lontano, per niente spaventati dal rumore delle moto, ci sono parecchi cavalli e pony in libertà. Anche se l’erba verdissima è molto umida, il popolo del Wheels & Waves non si scompone: in tanti si allungano a terra per un pic nic improvvisato, almeno finché non arriva il momento degli “spari”. Allora tutti cercano di trovare un posto lungo i parapetti per vedere il momento della partenza, fare il tifo e fotografare il pilota più bravo e originale.

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Si comincia con le moto di cilindrata più piccola ed è qui che si capisce che il Punk’s Peak non è solo una gara, è anche un carnevale un po’ sgangherato di costumi e messe in scena. Motociclisti vestiti da supereroe? Ci sono. Da rigoroso impiegato in giacca e cravatta? Anche. Caschi con le ali? Ovviamente. Il tutto passando per tutte le possibili varianti, con fantasia e un po’ di allegra follia. Alcune delle moto sono poco più di colorati giocattoli dalle forme improbabili che faticano ad arrampicarsi lungo il Punk’s Peak. Il segnale di partenza lo dà Mr. Supercool, un tipo barbuto e un po’ sovrappeso infilato in una tutina giallo limone. A confrontarsi sono sempre due moto alla volta, con le partenze a rotazione. Le prestazioni sono quantomeno dubbie, ma il divertimento no, quello c’è e si sente.

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Dopo questa parata di veri e propri punks, le cose si vanno via via più serie: sale la cilindrata, la velocità, la voglia di arrivare prima del proprio avversario. Sempre, ovviamente, con lo spirito di chi vive una festa indimenticabile. In uno degli ultimi round corre una Moto Guzzi dall’aria grintosa. Parte sul lato destro della strada. Le possibilità di vittoria sono concrete, purtroppo però allo start la moto slitta di lato, forse a causa della strada umida, per un istante sembra che il pilota possa addirittura cadere, no, è bravo, recupera la moto e scatta, ma ormai l’avversario ha preso un vantaggio che non si può colmare. Rimpianti? Non scherziamo, qui al Punk’s Peak sono l’unica cosa vietata.

 

WHEELS&WAVES 2017: 3 STORIE DI PASSIONE GUZZI

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