Aryk

Il fattore umano è fortissimo. Gli autori ci dicevano: “Non date troppa confidenza”, ma è stato davvero impossibile.

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Quest’anno si è percepito molto il senso del gioco, forse perché si è capito che Lord of the Bikes non mette in discussione il lavoro delle officine. Si è sentita quella voglia di stupire e di far dire alle persone: “Ma come avete fatto?”.

Aryk

BIOGRAFIA

Artista a 360°, unica donna della giuria. Prima suo padre, poi suo fratello e infine suo marito: questi i responsabili di una passione nata da bambina e coltivata nel tempo, fino a diventare il suo lavoro.

CITAZIONI

Molte più donne si sono avvicinate al mondo delle moto. Ragazze che, vedendo la trasmissione, si sono incuriosite e mi hanno scritto, entusiaste di iniziare un progetto su una moto.

Giudicare è stato difficilissimo. Sicuramente non dimentico la puntata in cui, noi giudici, siamo rimasti svegli fino alle 2 di notte per decidere che moto dovesse passare. Dubbio che è rimasto anche il giorno dopo, fino al momento prima che si accendessero le telecamere. È bastato però guardarci per capire che avevamo preso la decisione giusta.

Lord of the Bikes è fatto da customizzatori italiani, gente reale, molto umile che lavora tutti i giorni e che, in alcuni casi, ha un’attività che porta parallelamente a questa.

È sempre molto difficile riuscire a farsi accettare e prendersi i propri spazi in un mondo prettamente maschilista. Quindi mi ha fatto veramente piacere partecipare alla seconda edizione.

La premessa è che a me piacciono tutte le moto ma forse la mia Guzzi preferita è la V7, a partire dai modelli degli anni 70 fino ad arrivare alla V7II.

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