07 luglio 2017

WHEELS&WAVES 2017: SIGHTS AND SOUNDS

Graffiti style

Inutile negarlo: il mondo delle moto, e in particolare delle moto customizzate, è un mondo nel quale non mancano le rivalità. Intorno ai brand si creano vere e proprie comunità con le loro regole, le loro alleanze e i loro avversari. Ma il bello è che in questo mondo c’è qualcosa che unisce tutti, al di sopra delle appartenenze: è il look, la scelta di uno stile capace di incarnare quel valore fondamentale che tutti qui al Wheels & Waves condividono senza eccezioni. La passione per la libertà.

Per questo, lo stile non è mai qualcosa di soltanto superficiale. Un “look” è fatto di tante piccole scelte, motivate dalla voglia di farsi notare, certo, ma anche dalla voglia di affermare la propria visione del mondo.

Quando pensiamo alla parola “stile”, viene naturale pensare a qualcosa di elegante ed equilibrato. Ma lo stile può essere originale e unico come una moto radicalmente customizzata e può colpire gli occhi come un “burn out” a tutto gas colpisce le orecchie.

Scegliendo uno stile, è vero, ci si può sentire parte di un gruppo. Ma allora non sarebbe magnifico uno stile che permette di riconoscersi a prima vista ed è allo stesso tempo sempre diverso, sempre personalizzato… sempre “custom”?

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Lo stile di chi ha la passione per le due ruote è proprio così: una continua invenzione, un continuo cercare quel dettaglio che racconta al meglio chi sei. Senza legami, senza regole scritte, in nome della libertà.

Basta un’occhiata al Village durante i giorni del Wheels & Waves 2017 per avere l’impressione di una sfilata, di una passerella particolarissima che si snoda ovunque, piena di colori e di sorprendenti interpretazioni.

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Ci sono i classici, ovviamente, come i tatuaggi, in ogni parte del corpo. Alcuni biker li preferiscono essenziali, quasi volontariamente “sgraziati”. Altri si sono evidentemente affidati ad artisti raffinati e capaci di creazioni impressionanti.

E siccome è difficile pensare alla moto senza pensare alle grandi distanze e agli orizzonti infiniti del cuore dell’America, è difficile qui guardarsi intorno senza incontrare una qualche interpretazione personale dello stilerockabilly, con i capelli impomatati, i jeans un po’ larghi e i “boots” neri d’ordinanza. Per loro, i locali di Biarritz sono versioni dei “diner” americani, quelli con il bancone cromato, i colori pastello e il juke-box che diffonde il rock’n’roll.

Poi, dato che qui la moto è per definizione una moto custom, una moto modificata, meglio se con le proprie mani, ecco che quest’anno la tuta da meccanico è diventata un’icona fashion: per gli uomini ma anche per le donne. Magari con un paio di guanti sporchi di olio che spuntano dalla tasca posteriore. Un dettaglio inaspettato, come un paio di scarpe col tacco per lei e un paio di raffinati occhiali da sole per lui, svela che si tratta, almeno per oggi, di qualcosa di diverso da una semplice divisa da lavoro.

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Ci siamo dimenticati della pelle? Certo che no. La pelle, soprattutto se nera e vissuta, continua a essere un “must”, in particolare i biker più autentici, quelli che con la loro moto percorrono ogni anno migliaia di chilometri e probabilmente guardano con un po’ di ironico sospetto certe concessioni a tutto ciò che è “carino” e non strettamente necessario.

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La musica che corre intorno

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Look e musica sono sempre andati molto d’accordo. Un grande movimento come il “punk”, ad esempio, nacque in alcune piccole boutique londinesi, che sperimentavano cose mai viste prime, con i vestiti ancora prima che con la musica. E uno dei principali gruppi di questo movimento, i Clash, che facevano una musica piena di messaggi sociali e politici (in altre parole, una musica “seria”), hanno sempre continuato a sottolineare l’importanza del “look” come elemento della loro arte.

Qui al Wheels & Waves la musica è ovunque. Anche durante il giorno, piccole band si esibiscono vicino agli stand, aggiungendo con le loro cover un po’ di grinta alle hit del momento. Allo stesso tempo, creando una divertente confusione, altoparlanti diffondono i classici delle highway, come l’inno “Born to be wild”.

Dopo il tramonto, però, si comincia a fare sul serio: all’ingresso del Village c’è un grande palco, che la sera trasforma Wheels & Waves in un vero e proprio festival musicale, con artisti del calibro di Elliot Murphy, nume tutelare della musica americana, che racconta con la sua chitarra le esperienze di chi, ancora oggi, continua a vivere sulla frontiera.

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